

35. Il fascismo come rivoluzione della piccola borghesia.

Da: R. De Felice, Intervista sul fascismo, Laterza, Bari, 1975.

Una forte spinta ad approfondire la discussione sul fascismo 
venuta, a partire dalla fine degli anni Sessanta, da studiosi di
vario orientamento, tra i quali si  distinto Renzo De Felice,
autore di una monumentale biografia di Mussolini. Lo storico
recentemente scomparso distingue tra fascismo regime e fascismo
movimento ed afferma che questo fu un fenomeno rivoluzionario,
sostenuto dalla piccola borghesia che aspirava ad una propria
maggiore partecipazione e direzione della vita sociale e
politica.


Il fascismo movimento  stato l'idealizzazione, la velleit di un
certo tipo di ceto medio emergente. Qui sta, secondo me, il punto
che mi differenzia da molti altri studiosi di questi problemi: un
ceto medio emergente che tende a realizzare una propria politica
in prima persona. Dico emergente perch in genere questo discorso
- che  stato fatto amplissimamente (basti pensare al
Nazionalfascismo di Salvatorelli, a Cappa; a tutta la letteratura
che si  sviluppata da questa linea nei primi anni del fascismo e
dopo) -  partito da un punto fermo: un declassamento dei ceti
medi che si proletarizzano e che, per sfuggire a questo destino,
si ribellano. Insomma, schematizzando, il fascismo come fenomeno
degli spostati, dei falliti. Non metto in dubbio che ci siano
anche questi, ma sono le frange. Il fascismo movimento, invece, 
stato in gran parte l'espressione di ceti medi emergenti, cio di
ceti medi che cercano - essendo diventati un fatto sociale - di
acquistare partecipazione, potere politico.  .
Ingrossando le fila, il fascismo si apr indubbiamente un po' a
tutti i ceti sociali, ma il suo nerbo, sia quantitativamente sia
in particolare per quel che concerneva i quadri e gli elementi pi
attivi politicamente e militarmente, si caratterizz in senso
piccolo-borghese, dando a tutto il movimento (e al successivo
partito, almeno sino all'epurazione che ne fece Augusto Turati
nella seconda met degli anni Venti) il carattere di un fenomeno
che aveva degli aspetti di classe. Questo spiega, a mio avviso, la
sua scarsa penetrazione nelle regioni pi tradizionali, dove la
piccola borghesia non era di tipo moderno, e, quindi, era pi
integrata. Un carattere, questo, che diede al fascismo movimento
la possibilit di costituire il pi importante punto di
riferimento e di attrazione per quei settori della piccola
borghesia che aspiravano ad una propria maggiore partecipazione e
direzione della vita sociale e politica nazionale, settori che non
riconoscevano pi alla classe dirigente tradizionale e a quella
politica in specie n la capacit n la legittimit di governare,
e, sia pur confusamente, contestavano anche l'assetto sociale che
essa rappresentava. Fu la prima guerra mondiale che mobilit tutta
una parte della societ italiana, restata sino allora in disparte.
E questa parte, mobilitata per la guerra, epper esclusa dal
potere effettivo, dalla partecipazione, tende poi, attraverso il
fascismo, a rivendicare, ad acquistare una sua funzione. [...].
Il fascismo fu quindi il tentativo del ceto medio della piccola
borghesia ascendente - non in crisi - di porsi come classe, come
nuova forza. In questo senso il fascismo movimento fu un tentativo
di prospettare nuove soluzioni moderne e pi adeguate. Si
spiega allora anche un certo tipo di corporativismo, di
interclassismo, eccetera di tipo moderno, non antico. [...].
Checch dica tanta gente, secondo me [...] si pu parlare di
fenomeno rivoluzionario, per nel senso etimologico della parola,
perch, se si pretende di parlare di rivoluzione dando alla parola
un valore morale, positivo o, ancor pi, in riferimento ad una
concezione come quella leninista, allora  evidente che il
fascismo non fu una rivoluzione. Ma secondo me  sbagliato
applicare tale criterio a tutti i fenomeni. In questa prospettiva
io dico che il fascismo  un fenomeno rivoluzionario, se non altro
perch  un regime, e ancor pi un movimento - e qui c' da tener
presente la differenza di grado tra quello che fu il regime e
quello che avrebbe voluto essere il movimento - che tende alla
mobilitazione, non alla demobilitazione delle masse, e alla
creazione di un nuovo tipo di uomo. Quando si dice che il regime
fascista  conservatore, autoritario, reazionario, si pu avere
ragione. Per esso non ha nulla in comune con i regimi
conservatori che erano esistiti prima del fascismo e con i regimi
reazionari che si sono avuti dopo. .
Per esempio, pu essere politicamente efficace definire fascista
il regime dei colonnelli che c' stato in Grecia [si riferisce
alla cosiddetta dittatura dei colonnelli durata dal 1967 al
1974] e quello militare cileno [affermatosi nel 1973 con un colpo
di stato che port al potere il generale Pinochet], per questo
vale solo come slogan politico. Per il resto tanto il regime greco
quanto quello cileno si rifanno al classico sistema autoritario e
reazionario ottocentesco, sono cio regimi che tendono alla
demobilitazione totale delle masse, alla sola partecipazione
passiva delle masse al regime stesso. Non  un caso che i
colonnelli greci e i militari cileni non hanno dato vita, per quel
che ne so, a un proprio partito di massa.
Il regime fascista, invece, ha come elemento che lo distingue dai
regimi reazionari e conservatori, la mobilitazione e la
partecipazione delle masse. Che poi ci sia realizzato in forme
demagogiche  un'altra questione: il principio  quello della
partecipazione attiva, non dell'esclusione. Questo  un punto che
va tenuto presente,  uno degli elementi, diciamo cos,
rivoluzionari. Un altro elemento rivoluzionario  che il fascismo
italiano - anche qui si pu dire demagogicamente, ma  un altro
discorso - si pone un compito, quello di trasformare la societ e
l'individuo in una direzione che non era mai stata sperimentata n
realizzata. .
 I regimi conservatori hanno un modello che appartiene al passato,
e che va recuperato, un modello che essi ritengono valido e che
solo un evento rivoluzionario ha interrotto: bisogna tornare alla
situazione prerivoluzionaria. I regimi di tipo fascista, invece,
vogliono creare qualcosa che costituisca una nuova fase della
civilt.
